Olimpo casa di Giunone ecco il suo monumento

di Redazione

La scultura faceva parte del frontale di un tempio,

risale almeno al secondo secolo a. C.

 

Atene. Dopo il tempio e la statua di «Zeus l’Altissimo» gli scavi di Dion, nella Grecia del Nord, hanno restituito anche la statua di Hera, la Giunone dei latini che di Giove era moglie e sorella. La scultura, ritrovata proprio ai piedi del monte Olimpo, ha grandezza naturale: ritrae la regina degli dei seduta sul suo trono, ma manca la testa. Dimitri Pantermolis, docente di archeologia all’Università di Salonicco e responsabile degli scavi iniziati 37 anni fa nell’antica città macedone non ha dubbi: la statua di Hera, che dovrebbe risalire al secondo secolo a.C. è quasi certamente la metà mancante di una rara «statua doppia» che nell’antichità decorava il frontone di un tempio dedicato a Zeus (Giove), il padre di tutti gli dei. La statua è venuta alla luce durante gli scavi di un bastione di epoca paleocristiana nel centro di Dion, uno dei siti archeologici di recente scoperta che si conferma come il luogo sacro dell’antica Macedonia dedicata a Zeus. Pantermalis ha precisato che la figura è scolpita nella stessa posizione, forma e stile di una statua di Zeus, anch’essa priva della testa, trovata a settembre del 2003 nel letto del fiume Vafyros che scorre a poca distanza dal monte Olimpo. La statua giaceva tra le rovine di un tempio, di cui sono ancora visibili i blocchi di marmo delle fondamenta, che secondo Pantermolis sarebbe il primo santuario dedicato a «Zeus l’Altissimo». Adesso l’archeologo esulta per l’ultimo tesoro venuto alla luce, che ritiene il primo caso di una «statua doppia» trovata in Grecia e fa di Dion l’unica zona del Paese in cui statue di importanti divinità siano state rinvenute insieme. Secondo Pantermalis la scoperta indica che gli antichi macedoni che abitavano a Dion veneravano entrambe le divinità anche se nello stesso sito, oltre a due teatri e un ginnasio, sono stati riportati alla luce i resti di vari santuari dedicati a divinità egizie come Serapide, Iside e Anubi i cui culti si diffusero nell’antica Grecia in età ellenistica dopo la conquista dell’Egitto da parte del re macedone Alessandro il Grande. L’archeologo ha inoltre ricordato che l’antico scrittore Pausania (110-180 d.C circa) nella sua opera «Periegesi della Grecia» (un trattato storico-geografico in 10 libri) aveva fatto riferimento ad una analoga «statua doppia» di Zeus ed Hera presenti in un tempio della antica Olympia che però non è mai stata ritrovata. Figlia di Crono (Saturno) e di Rea (Cibele), sorella e moglie di Zeus, Hera, a dispetto degli innumerevoli tradimenti subiti dal consorte, era considerata colei che presiedeva alla fedeltà coniugale ed era venerata come protettrice dei matrimoni e dei parti. Il tema ricorrente della «gelosia di Hera» rappresenta lo spunto per quasi tutte le leggende e gli aneddoti relativi al suo culto. Una statua in marmo di Hera, scolpita nella stessa posizione della Hera di Dion, seduta sul trono ma con in mano un melograno, è stata ritrovata anche in Campania, alla foce del Sele, dove sorge l’Heraion, un’antico santuario dedicato appunto alla moglie di Giove. La Grecia continua a restituire testimonianze del mondo antico. Contemporaneamente ai ritrovamenti di Dion, a Voula, alla periferia di Atene sono stati scoperti i resti di un grande complesso edilizio di epoca classica, «molto probabilmente un’agorà» risalente al periodo tra il V e il IV secolo a.C. Il complesso architettonico di Voula, secondo il ministero ellenico della cultura, è il maggiore rinvenuto nella regione. Si estende su una superficie di circa 1.500 metri quadri sui quali sono stati identificati i resti di 12 grandi sale che si affacciavano su un cortile. ga. se.

 

Fonte: Il Mattino del 03/03/07




Articolo postato in data 05/03/2008 da Redazione

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