L'isola Autentica

di redazione

 

Procida è la più piccola delle isole partenopee. E’ la meno “turistica”, certo la più autentica. Fu chiamata Prochyta, ovvero profusa, sollevata dalle acque; le sue origini geofisiche sono di natura vulcanica, come del resto quelle dei Campi Flegrei, dai quali è divisa dal canale di Procida, assai poco profondo a testimoniare l’appartenenza dell’isola in tempi remoti alla costa flegrea. Sette crateri sono visibili intorno alle sue coste. Tra il XVII e il XVI secolo a.C. fu abitata dai micenei: lo testimoniano reperti (frammenti di ceramica micenea) trovati nel vicino isolotto di Vivara.

Sulla rocca di Terra Murata nel VII sec., i benedettini costruirono l’Abazia di San Michele Arcangelo patrono dell’isola. Qui i procidani si rifugiavano per sfuggire all’assalto dei Barbareschi. Signore e feudatario dell’isola fu Giovanni da Procida che organizzò i Vespri Siciliani per vendicare Corradino di Svevia. Con il Cardinale d’Aragona Innico D’Avalos, abate dal 1561, si attua l’intervento più significativo sotto l’aspetto urbanistico, con la costruzione del Palazzo Reale e la ristrutturazione del borgo della terra a partire dal 1554. Durante la dominazione borbonica (1734-1860) divenne riserva reale di caccia.

Nel 1799 a seguito della fondazione della repubblica indipendente i Borboni attuaronouna dura repressione. Dopo l’Unità e nei primi anni del secolo l’isola attraversa una fase storica contraddistinta da due diverse componenti:

- da una parte l’autonomia economica derivante dalle attività agricole, dalla pesca e dalla marineria

- dall’altra l’interesse crescente per le particolarità ambientali e culturali dell’isola che prende spinta dai grandi viaggiatori ottocenteschi, come per gran parte del Mezzogiorno.

A Procida c’è

“un allineamento di case alte, di tutti i colori, strette come una barricata, con tante arcate chiuse a mezzo, come strizzassero un occhio…

Archi e volte, niente altro che archi e volte, con certe soluzioni di scale esterne che sono amabili come un complimento”.

Le parole di Cesare Brandi (Cesare Brandi è stato uno dei massimi teorici ed esperti dell'arte di fare restauro, il primo forse che in questo secolo abbia colto la centralità ed il nuovo significato delle attività di recupero e conservazione delle opere d'arte. Nel 1938 ha progettato assieme a G.C.Argan l'Istituto Centrale del Restauro che ha diretto a partire dalla sua fondazione, nel 1939, fino al 1959)sono emblematiche.

Un territorio da scoprire camminando e quando si è stanchi prendendo un gozzo e lasciandosi condurre al largo.




Articolo postato in data 29/08/2006 da redazione

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